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Mariangela Pala 10 febbraio 2016
Il freddo di questi giorni ha messo a dura prova una comunità che vive tra i rifiuti di ogni genere e il proliferare di topi enormi, i quali si insediano all’interno delle baracche in legno e divorano le poche riserve di alimenti custodite nelle dispense
Situazione insostenibile nel campo Rom di Porto Torres


PORTO TORRES - La popolazione Rom di Ponti Pizzinnu continua a vivere in condizioni da terzo mondo mentre l’amministrazione Wheeler non si pronuncia. Il freddo di questi giorni ha messo a dura prova una comunità che vive tra i rifiuti di ogni genere e il proliferare di topi enormi, i quali si insediano all’interno delle baracche di legno e divorano le poche riserve di alimenti custodite nelle dispense. Gli arredi sono ormai “consumati” dall’umidità e le piogge spesso allagano gli spazi precari rendendo impraticabili gli ambienti.

I bambini girano in tondo per scaldarsi, accendono fuochi, sempre più spesso pericolosi per gli incendi che potrebbero sviluppare. In molte città - ne è un esempio Alghero - si attuano politiche di sgombero dei campi “lager” con soluzioni abitative alternative. In effetti il nodo cruciale è cosa si propone dopo ad una famiglia una volta sgomberata. L’Asce Rom (Associazione sarda contro l’emarginazione) che affianca e supporta persone a diverso titolo a rischio di emarginazione sociale, ed in questo caso specifico le famiglie rom residenti a Porto Torres, nel fare il punto della situazione aveva prospettato all’amministrazione comunale il superamento del campo per una sistemazione in alloggi dignitosi, primo passo ai sensi della normativa della Comunità europea per un reale progetto di inclusione sociale.

Tra le soluzioni la concessione di alcuni alloggi di proprietà del Comune con regolare contratto; in alternativa la stipula di un contratto transitorio di due o tre mesi in alloggio privato, pagato dai Servizi Sociali con la motivazione di Emergenza Umanitaria, in attesa di soluzioni più a lungo termine. A lungo termine le soluzioni riguardano l’accurata ricognizione del patrimonio immobiliare comunale, per il reperimento ed il restauro di stabili con fondi della Comunità europea non ambiti da altre famiglie in difficoltà. L'assegnazione di un alloggio ad una famiglia svantaggiata non garantisce solo un tetto sulla testa e condizioni igieniche migliori ma a secondo della sua collocazione geografica determina l'inclusione o l'esclusione dal tessuto sociale.

I rom sono capaci di vivere in un appartamento e non sono portati culturalmente a vivere come dei senza tetto. A quanto pare molti hanno ancora bisogno che qualcuno si prenda la briga di raccontargli queste cose. Per quanto riguarda il razzismo nei confronti dei rom, secondo un recente studio del Corriere turritano, il 71% ha espresso un’opinione negativa sulla minoranza che occupa il campo sosta di Ponti Pizzinnu, ma una parte di loro ritiene che quel tipo di insediamento sia ormai superato. Per non parlare dell'accesso alle case popolari. Anche famiglie in cima alla graduatoria si ritrovano ad aspettare per anni, senza garanzia di risultato.

«Al convegno tenutosi ad Alghero per la sistemazione delle famiglie sgomberate dal campo di Fertilia - ha detto Orsolina Deriu, volontaria Asce Rom – erano presenti tutti: associazioni, volontari e istituzioni della provincia, mancavano solo i rappresentanti istituzionali di Porto Torres». Nel mese di dicembre la vicepresidente Asce, Irene Baule aveva presentato e protocollato la proposta di cinque nominativi della comunità rom come rappresentanti da inserire nel Comitato di gestione del campo sosta, mai più riunito ormai da 6 anni. Sono trascorsi due mesi e domani, giovedì 11 febbraio si procederà alla designazione di due rappresentanti del Consiglio comunale, uno della maggioranza ed uno dell’opposizione in seno al Comitato di gestione.

L’augurio è che questo rappresenti l’inizio di un percorso che ponga fine ad una concezione abitativa degradante e ghettizzante, in favore del sistema del superamento dei campi: una politica che porti ad una soluzione radicale e spinga i rom a camminare con le proprie gambe, considerandoli al pari di qualsiasi altro soggetto fragile, indipendentemente dalle diversità culturali.

*campo rom di Ponti Pizzinnu
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