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Porto Torres 24notizieportotorresPoliticaEconomia › Porto Torres: «togliamoci le magliette e marciamo uniti»
Mariangela Pala 10 marzo 2016
Pochi intimi hanno risposto all’invito rivolto dal sindaco al mondo sociale ed economico: gran parte dei sindacati Cgil erano assenti, i sindacati Uiltec-Uil non hanno ricevuto invito e altre categorie produttive hanno evitato l’incontro
Porto Torres: «togliamoci le magliette e marciamo uniti»


PORTO TORRES - Pochi intimi hanno risposto all’invito rivolto dal sindaco al mondo sociale ed economico: gran parte dei sindacati Cgil erano assenti, i sindacati Uiltec-Uil non hanno ricevuto invito e altre categorie produttive hanno evitato l’incontro. «Niente più distintivi ma soltanto la volontà di fare rete con i comuni dell’Area Vasta, altrimenti Porto Torres rischia il totale isolamento». E’ quanto hanno chiesto le forze sociali ed economiche intervenute nella riunione preliminare voluta dal sindaco Sean Wheeler per mettere di fronte i delegati del settore produttivo e individuare le rivendicazioni da portare all'attenzione della Regione e del governo nazionale sul tema della disoccupazione lanciando iniziative che possano trasformare la crisi in una opportunità di rinascita.

«Non c'è una sola vertenza a Porto Torres, ma è giusto parlare nel complesso di una “vertenza Porto Torres". Tutta la città sta facendo i conti con la crisi, tanti settori della nostra economia sono in difficoltà. Noi siamo qui per raccogliere le vostre idee e fare da portavoce delle proposte da presentare ai parlamentari», ha detto il sindaco. Al tavolo permanente erano presenti alcuni rappresentanti dei lavoratori, delle associazioni di categoria e le associazioni cittadine. All'invito hanno risposto anche i delegati di enti strumentali quali il Consorzio industriale provinciale, di Confindustria e Confcommercio in rappresentanza del mondo delle imprese e dei commercianti, dei lavoratori del settore chimico e dei pensionati, delle associazioni e del mondo della pesca.

In apertura il direttore del Cip, Luigi Pulina, ha elencato alcuni dati che hanno danno prova del grado della crisi: «Negli ultimi quattro anni le aziende dell'indotto sono passate da 186 a 124 e lo stesso Consorzio ha registrato un decremento nel trattamento reflui di circa l'ottanta percento. Stiamo portando avanti iniziative per attrarre investimenti e imprese, ma il percorso non è breve. Auspichiamo che i progetti di bonifica di Eni partano al più presto. Per tamponare una crisi così grave sarebbe necessario un intervento straordinario della Regione con progetti di lavoro socialmente utili a cui noi potremmo dare il nostro contributo operativo».

Il direttore di Confindustria, Simone Masia, ha sottolineato l’importanza della valorizzazione della filiera agricola ed ha precisato che «dobbiamo liberarci delle magliette e difendere le vocazioni del territorio perché la gamba del tavolo che tiene in piedi l’economia e il mondo industriale. Sul piatto della bilancia la Regione ha messo 40 milioni di euro da impegnare entro il 2018 lasciando ai comuni la facoltà di scegliere come spenderli». Per Carlo Colombino, rappresentante di Confcommercio, «La crisi è talmente invasiva che se non ci togliamo le magliette abbiamo perso. Le serrande abbassate sono sinonimo di aziende che non esistono più. Ma la cosa più importante è sapere che tipo di sviluppo economico dobbiamo costruire. Bisogna lavorare sul turismo e su iniziative di attrazione anche per chi abita nell'hinterland, promuovendo il city branding che punti a valorizzare quanto di buono abbiamo: la storia, l'archeologia, l'ambiente. È indispensabile fare rete con i comuni dell'area vasta, sfruttando la programmazione europea 2014/2020, e con l'Università, con la quale sarebbe utile sviluppare Centri di ricerca su bonifiche e sanità, in considerazione delle conseguenze che ancora questo territorio sta pagando».

Adonella Mellino, presidente della Consulta del Volontariato, ha evidenziato «che le casacche sono fuori moda e che le associazioni cittadine hanno impedito che la città “esplodesse” dal punto di vista sociale. Dobbiamo unire le capacità di ognuno, sfruttare i fondi strutturali e investire su noi stessi, lavorando sulla formazione». Gianni Frassetto (Sindacato Pensionati Spi Cgil) ha chiesto di «costruire un'intesa con la Regione e il governo, coinvolgendo parlamentari e consiglieri regionali. Porto Torres non può continuare ad andare avanti sostenendosi solo sui redditi dei pensionati che oggi mantengono figli e nipoti». Per il vicesindaco Sebastiano Sassu «la città ha bisogno che ognuno faccia la propria parte».

Il sindaco Wheeler ha ribadito che «Porto Torres, con il suo porto e le tante aree da rendere disponibili, è infrastrutturata per accogliere nuove imprese e questo è uno dei punti principali da cui iniziare. Non scordiamoci che esiste l'incubatore del Cip. È estremamente importante, inoltre, che da parte di tutti gli intervenuti sia emersa la volontà di fare rete. Forse dovremo cominciare ad avere una visione diversa della nostra realtà, non più basata sulla dipendenza da qualcuno. In questo percorso dobbiamo avere sostegno: Porto Torres ha dato tanto a tutto il territorio ed è tempo che il territorio faccia qualcosa per Porto Torres».
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