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Gavino Gaspa 23 aprile 2018
L'opinione di Gavino Gaspa
Il sindaco Wheeler alla corte dell’Eni


Calato il sipario sull’ultima incursione dell’Eni nel Consiglio Comunale di Porto Torres, soggiunge il momento delle riflessioni e, per chi di competenza, quello delle considerazioni e prese d’atto. Da osservatore esterno, che ha seguito tutto il dibattito dallo schermo di un computer, quanto è andato in onda nella sede istituzionale della nostra città, fa rivivere, anche se in chiave moderna, la “calata alla Marinella” alla fine degli anni ’50 dell’ingegnere Nino Rovelli. L’accostamento tra il vecchio e i nuovi profeti della programmazione industriale del nostro territorio, mi deriva dall’aver partecipato, diversi anni or sono, ad una tavola rotonda organizzata al bar Acciaro dagli amici del Circolo della stampa, ove si raccolsero le testimonianze degli ex sindaci di Porto Torres.

Da quell’incontro venni fuori arricchito culturalmente, soprattutto dai racconti di una persona di elevata cultura che non è più tra noi: il professore Nino Migheli. Ricoprì la carica di primo cittadino della nostra città dal 1954 al 1957, quando aveva appena 26 anni. Fu il sindaco più giovane d’Italia di quel tempo. Erano quelli gli anni in cui il Governo Italiano finanziava il famoso “Piano di Rinascita”. Piano che avrebbe dovuto far uscire la Sardegna dal sottosviluppo, investendo nella più grande “rivoluzione industriale” della nostra Isola. Fu così che un giorno Nino Rovelli e Nino Migheli (curioso il fatto che i due nomignoli appartenessero a due persone agli antipodi) s’incontrarono sulla sponda ad Ovest della foce del Rio Mannu. Mi ricordo che il racconto del professore iniziava più o meno così: «l’Ing. Rovelli mi prese sottobraccio e con la mano libera indicava le aree oggetto degli interventi che la Sir (Società Italiana Resine) aveva individuato per realizzare le opere e gli impianti finanziati da Regione Sarda e Stato».

Nel proseguo della sua esposizione Migheli volle precisare alcuni dialoghi di quella giornata: «Vede signor sindaco qui faremo il porto, li faremo il pontile liquidi, più avanti realizzeremo il pontile solidi, in quella zona ci sarà una discarica, questa è l’area destinata agli impianti industriali, in quell’arenile gli scarichi a mare…e così via discorrendo». L’immensa onestà intellettuale, morale e umana dell’ex sindaco Migheli, lo portò a dichiararsi totalmente impotente davanti ad una figura di grande carisma e rappresentanza politico-istituzionale. «L’autorevolezza del personaggio, che gli derivava dall’essere figura di riferimento dei potentati governativi, non mi consentirono di opporre resistenza alcuna all’esposizione di una programmazione industriale totalmente imposta dall’alto» ammise l’ex amministratore.

Questo accadeva agli albori degli anni ‘60, dove gli scarichi in mare senza alcuna depurazione erano totalmente legittimi, dove non esistevano leggi di tutela ambientale, dove le procedure autorizzative erano all’acqua di rose, dove l’avvento dell’industria era visto da tutti come un Eldorado. A distanza di 60 anni tanta acqua è trascorsa sotto il Ponte Romano ed il mondo è cambiato radicalmente: è cresciuta la coscienza ambientale di cittadini e amministratori, sono aumentate le conoscenze in materia industriale, vi è stata una evoluzione notevole delle relazioni sindacali, è cresciuto a dismisura il potere decisionale delle realtà locali sulla programmazione del proprio territorio.
Eppure a Porto Torres nonostante sia trascorso oltre mezzo secolo, il tempo sembra essersi fermato, con la differenza che al posto di Rovelli, oggi è l’Eni a prendere a braccetto Wheeler per indicargli: «qui faremo il rigassificatore, qua il fotovoltaico, e là l’eolico, e poi ancora la discarica per interrare i rifiuti di Minciaredda, la caldaia per la produzione del vapore, e qui la piattaforma tecnologica per separare i rifiuti…e via discorrendo».

Chi, come me, ha assistito alla trasmissione virtuale del Consiglio comunale del 17 aprile, non può che ritenersi deluso dalla mortificante impreparazione e inadeguatezza del sindaco Wheeler sugli argomenti trattati, oltre che da un atteggiamento di sudditanza e subalternità imbarazzante per il ruolo che ricopre. Anche perché da uno che si è presentato agli elettori con una laurea in biologia in tasca, con un programma elettorale che non accetta nessuna nuova discarica nel territorio e che demonizza nuovi impianti industriali, ci si sarebbe aspettato un minimo di competenza e di autorevolezza politica, soprattutto considerato l’alto livello del confronto. Invece niente, zero assoluto! Sono trascorsi 60 anni e siamo passati da una situazione di colonialismo industriale (più che comprensibile e giustificabile per il contesto storico di quel tempo), ad una forma di colonialismo moderno, accettato supinamente da chi si pensava essere un “rivoluzionario” sia in materia industriale che ambientale. Sicuramente l’Eni starà canticchiando: “meno male che Wheeler c’è”….

* ex assessore all'Ambiente del Comune di Porto Torres
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