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Red 22 ottobre 2018
All´Istituto comprensivo n.3 di Alghero il premio del concorso “Non mettere un punto dove può esserci una virgola, indetto dal Comitato italiano paralimpico
La Venere di Milo conquista gli studenti algheresi


ALGHERO - Un premio non invecchia mai e se consegnato con qualche mese di ritardo, il suo valore difficilmente sarà deprezzato. Se poi i destinatari del riconoscimento sono studenti delle scuole superiori che con ingegno e spirito di condivisione hanno creato dei lavori sulla disabilità, equiparata ad una vera e propria opera d’arte, l’attestazione raggiunge livelli straordinari. Tutto cominciò lo scorso anno, nelle aule dell’Istituto comprensivo n.3 di Alghero (frequentato da cinquantadue studenti con disabilità), quando dal corpo docente maturò la proposta di partecipare al Concorso “Non mettere un punto dove può esserci una virgola”, indetto dal Comitato italiano paralimpico, dopo l'11esima edizione della “Giornata nazionale dello sport paralimpico” svoltasi il 5 ottobre 2017.

Nel regolamento, si specificava che la disabilità non è il traguardo, ma un nuovo punto di partenza, “ciò che è diverso da noi è esclusivo e straordinario”; inoltre, si davano le dritte da seguire: «Esplorare la natura e le implicazioni del parallelismo, in linea concettuale, stabilito tra la Venere di Milo, icona di bellezza universale e di unicità in virtù delle sue caratteristiche (la mutilazione degli arti, che tuttavia rende l’insieme armonioso e perfetto in se) e l’atleta paralimpico, esempio di valore assoluto e di straordinarietà proprio in forza delle sue caratteristiche fisiche e del talento agonistico che tuttavia è in grado di esprimere. Lo sport, in sintesi, è artefice del capolavoro-atleta paralimpico, è la forma d’arte e d’espressione che ne risalta la bellezza e unicità». Gli scolari algheresi si sono messi in gioco, coordinati dall’insegnante Mariella Carboni, dalla sua collega di scienze motorie Silvia Solinas e con la spinta propulsiva della dirigente scolastica Paola Masala. Ne è venuta fuori quasi una ventina di elaborati, che insieme hanno contribuito alla vittoria finale dell’Istituto algherese. La Venere di Milo è stata così idealizzata in look differenti che dimostrano quanto vivida sia l’immaginazione degli adolescenti. Nel corso di una cerimonia solenne, i discenti hanno ricevuto una targa dal commissario straordinario del Cip Sardegna Paolo Poddighe. Con lui, era presente anche Marco Pinna, in qualità di referente regionale scuola del Cip.

«Mi complimento con gli alunni e i docenti per la sensibilità mostrata in questa circostanza – ha dichiarato Poddighe – segno che se diffusi con la giusta dose di consapevolezza, certi messaggi vengono impressi nella mente e non vengono mai più cancellati. Sono sicuro che in futuro questi ragazzi sapranno approcciarsi al mondo della disabilità con la giusta maturità e saranno anche degli ottimi divulgatori nei confronti di chi ha una percezione molto acerba dell’inclusione fuori e dentro la scuola». Masala ha accolto di buon grado quest’iniziativa: «Il non lasciare indietro nessuno rientra nelle finalità che abbiamo portato avanti nella nostra offerta formativa – ha rimarcato la dirigente – e giorno dopo giorno facciamo in modo che nella nostra scuola il coinvolgimento sia totale, nessuno deve mai sentirsi messo da parte. In occasione di questo concorso, è stato bellissimo vedere gli insegnanti stimolare la sensibilità dei nostri alunni, al fine di rendere visivamente un concetto generale che ci piacerebbe portassero nel cuore».

Dal canto suo, Pinna, in qualità anche di rappresentante del Miur in provincia di Sassarim auspica che tante altre scuole possano iniziare nuovi percorsi didattici in modo da polverizzare gli stantii concetti di diversità, che allo stato delle cose non hanno più ragion d’essere. «Il Miur sta lavorando con molta accuratezza su questo fronte – dichiara Pinna – e le iniziative portate avanti in sintonia con il Cip sono aumentate in questo ultimo biennio. Ora, molti più studenti conoscono esattamente i concetti preminenti del paralimpismo e di conseguenza anche quelli che riguardano la spontanea e normalissima interazione tra disabili e non. C’è ancora molto da fare ma abbiamo intrapreso la strada giusta». Anche per Carboni questa esperienza lascerà il segno: «I ragazzi hanno lavorato in gruppo e questo aspetto ha dato i suoi frutti; lo reputo il modo migliore per agevolare il processo d’apprendimento. Le loro opere sono state precedute da lunghe riflessioni dove le capacità individuali sono state messe a disposizione di tutti. All’interno del gruppo ognuno ha il proprio compito, condividere ciò che sa con gli altri credo che sia la difficoltà maggiore, soprattutto tra adulti; grazie a questo progetto abbiamo trovato una chiave per crescere. Avere ragazzi con disabilità è una grande ricchezza perché ci insegnano in ogni momento a stare attenti al prossimo. E’ una bella scommessa, i ragazzi sensibilizzati riescono a vivere il loro quotidiano al meglio».

Nella foto: Paolo Poddighe con gli alunni premiati
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