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Mariangela Pala 3 novembre 2014
La mancanza di un responsabile di procedimento che si occupi del problema randagismo, e l’assenza di un piano di adozione associato ad una campagna di sterilizzazione impedisce un serio intervento per migliorare la condizione dei canili sovraffollati
Randagismo: sterilizzazioni ferme al 2012 a Porto Torres


PORTO TORRES - Il randagismo, un triste fenomeno che genera problemi a cascata che coinvolgono la comunità (sicurezza, igiene, responsabilità), e malgrado le organizzazioni che si occupano del problema (Comune, associazioni e privati), in cui sono mobilitati uomini, mezzi e risorse, sembra non si abbia la percezione di concretezza. La questione “randagismo” è stata dibattuta dalla commissione consiliare competente presieduta da Pier Luigi Fiori. Presenti l’assessore competente Davide Tellini e il delegato per il comando dei vigili Walter Usai che ha informato i commissari sulla legge regionale 21/94, la quale assegna alla Polizia municipale e all'Asl il compito principale in materia d'intervento sul randagismo: la cattura e il prelievo nell'ambiente di cani randagi compete solo all'Asl e alla polizia municipale. «Un cane segnalato in stato di randagismo non può essere ritirato dal cittadino a pena di sanzione, ma deve occuparsene la polizia che contatta il responsabile del procedimento del randagismo, il quale da l'ok al ricovero, successivamente arriva il taxi dog e il cane viene portato al canile sanitario, dove l'Asl verifica le condizioni di salute, prima di essere trasferito al canile rifugio» spiega Usai.

Manca un responsabile del procedimento per il randagismo che deve garantire, secondo le linee di indirizzo per il randagismo dettate dalla legge Regionale 21/94, diverse funzioni: contabilità amministrativa nei rapporti con la regione, la Asl e i canili presso i quali sono ricoverati i cani afferenti i comuni; responsabilità decisionale, nei limiti di spesa indicati dall’amministrazione, per le seguenti attività: mantenimento rapporti diretti e costanti col responsabile del canile, col servizio veterinario della Asl, con le associazioni di volontariato e la cittadinanza sulle problematiche inerenti il randagismo e più in generale gli animali da compagnia; vigilanza, diretta ed in collaborazione con la Polizia Municipale, sulla gestione del canile; collaborazione funzionale e logistica con la Asl per le attività di identificazione e registrazione in anagrafe dei cani, sterilizzazione e altre attività sanitarie; autorizzazione al ricovero di cani presso il canile comunale; autorizzazione di spese per le cure mediche non fornite dalla Asl competente; cessione in adozione dei cani (a questo scopo la responsabilità può essere delegata ad altra persona, eventualmente afferente all’associazione di volontariato); eventuale liberazione in ambiente di cani, nei limiti delle eventuali prescrizioni; eutanasia dei cani, nei casi previsti dalla legge e nell’ambito delle indicazioni del medico veterinario.

L’esigenza di nominare un responsabile di procedimento, con poteri decisionali importanti, l’assenza di un piano di adozione associato ad una campagna di sterilizzazione impedisce un serio intervento per migliorare la condizione dei canili sovraffollati e con dei costi di mantenimento elevati. Le sterilizzazioni sono ferme al 2012, e i cani continuano a riprodursi e ad aumentare anche nella zona industriale, mentre i canili continuano a riempirsi, «la struttura di Andreolu dovrà essere chiusa perché inadeguata e il canile di Monte Rosè deve essere ampliato», sostiene il responsabile dell’associazione Amici a 4 zampe. «C'è una pagina su facebook del canile, l'ho fatta io. Se i canili si vedono all'esterno è grazie a noi che gratis diamo una mano. Se chiamiamo per un intervento e perchè è necessario che un cane venga ritirato subito e non dopo 3 giorni. Voi avete l'obbligo di toglierli dalla strada perchè il cane randagio è di proprietà del sindaco», aggiunge il referente dell’associazione.

Si chiede maggiore collaborazione con le associazioni animaliste e zoofile (Amici a 4 zampe, Anpana, Aispava e Barracelli). L’assessore Tellini informa che provvederà a togliere la sede a quell’associazione che non ha garantito la collaborazione per i servizi di vigilanza. Resta convinto che ad un’attenta gestione del servizio vada affiancata una seria e forte campagna di incentivazione per le adozioni che consenta un risparmio sul costo del servizio. «Si spendono circa 220mila euro l’anno, di cui 183mila per i canili di Monte Rosè e Andriolu, il resto per l’affidamento dei canili esterni», sostiene l’assessore. Secondo il vigile Usai i costi sarebbero superiori, ma l’emergenza resta la predisposizione di un piano degli incentivi previsti dalla Regione per le adozioni, riguardanti anche le cure veterinarie, e la vigilanza agli utenti che adottano un cane.

«Per quanto riguarda le associazioni, le guardie zoofile devono essere formate perché sono allo sbando. Sono disponibili per tutto il resto ma per i cani sono totalmente impreparati, non fanno i rapporti, non sanzionano mai anche se li sollecitiamo» sottolinea Usai. Le guardie zoofile hanno, infatti, compiti specifici, dipendono dall’Asl che però pare non gli garantisca nessuna assistenza e formazione. I consiglieri Luciano Mura e Luisa Sorrenti chiedono di essere messi a conoscenza delle effettive spese effettuate dal Comune per combattere tale fenomeno, sollecitando i dati relativi ai costi di gestione complessivi dei canili, ed esprimono la necessità di ampliare i canili pubblici, per ospitare i cani accolti presso le strutture private i cui costi di mantenimento sarebbero troppo gravosi per le casse comunali.
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8:50
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