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Porto Torres 24notizieportotorresCronacaDisservizi › Porto Torres: in tanti per dire no ad Abbanoa
Mariangela Pala 14 novembre 2014
Massiccia partecipazione ieri all’assemblea popolare, nella sala Filippo Canu, contro il gestore unico del servizio idrico integrato Abbanoa. Mercoledì 19 novembre assemblea pubblica con i vertici dell´azienda
Porto Torres: in tanti per dire no ad Abbanoa


PORTO TORRES - Massiccia partecipazione ieri all’assemblea popolare, nella sala Filippo Canu, contro il gestore unico del servizio idrico integrato Abbanoa. Un incontro richiesto alla presenza del sindaco Beniamino Scarpa che ha accolto l’invito, a seguito delle continue proteste dei cittadini per i disagi e i disservizi subiti in questi ultimi tre anni. Ad introdurre l’argomento principe dell’assemblea – che in sostanza verteva sui diritti e doveri dei cittadini – il presidente dell’associazione Civiltà è Progresso, Alba Rosa Galleri che ha spiegato i tanti motivi di contestazione della maggior parte degli utenti: applicazione tariffe tropo elevate, perdite idriche occulte, pressione non sufficiente e tutti quegli inadempimenti di cui è ritenuta responsabile Abbanoa.

Tanti i quesiti e le richieste di una città che ha motivo di lamentarsi perché, pur avendo risorse idriche autosufficienti, con la gestione pubblica riceve un servizio scadente che paga carissimo. Il sindaco nel suo intervento, più volte interrotto da un pubblico furente, ha illustrato in maniera sommaria il “cammino politico” del gestore unico, dalla nascita ai giorni nostri, per poi entrare nel vivo delle questioni poste dai cittadini. Il percorso ha avuto inizio il 1 gennaio del 2006, quando Abbanoa subentra ai 377 comuni, che sottoscrissero la convenzione, nella gestione del servizio idrico, «da allora nessun comune, per ragioni tecniche è riuscito ad uscirne», ha sottolineato il sindaco. «Io non vorrei sembrare quello che difende Abbanoa perché sono l’unico sindaco che lo ha denunciato alla Procura della Repubblica», ha aggiunto.

Nel trasferimento della gestione idrica, Porto Torres ha ceduto le reti idriche e i pozzi che coprono il 40% del fabbisogno di acqua in città. Il sindaco ha inoltre sottolineato come sia la legge a prevedere che la potabilità dell’acqua venga certificata dalla Asl, la quale settimanalmente opera dei prelievi di acqua per analizzarla, e una volta accertato il “fuori norma” rispetto ai parametri di legge, comunica al sindaco per quali usi può essere riservato il consumo acqua. Un aggiornamento pubblicato sul sito istituzionale del comune. A questo punto scatta l’ordinanza sindacale che comunica alla popolazione la limitazione utilizzo acqua, una procedura standard che utilizzano tutti i comuni. Ma le ragioni per cui l’acqua perde i parametri di potabilità sono di diversa natura: da un eccesso di potabilizzazione, ai problemi dei filtri, fino ai guasti eccezionali che interrompono il flusso dell’acqua e che al momento della riattivazione rendono l’acqua torbida.

«A Porto Torres il 65% dell’acqua in entrata si disperde nelle falde della rete, permettendo l’utilizzo solo del 30/35% che sgorga dai rubinetti», ha precisato il sindaco. Le spiegazioni del primo cittadino non sone però servite a calmare gli animi dei presenti. «Dal 1996 noi stiamo soffrendo perché l’acqua è inquinata e non ci permette di farci neanche la doccia. In questa situazione a noi cittadini viene spontaneo strappare le bollette», denuncia Stefano Mannoni. «I depositi cauzionali sono illegittimi, posti perchè Abbanoa essendo in bancarotta vuole rivalersi su di noi», ha affermato Nello D'angelo. Più di 200mila le vertenze in Sardegna aperte nei confronti di Abbanoa che rivelano le difficoltà nel rapporto tra i cittadini e il gestore idrico. La proposta dell’associazione Civiltà è Progresso è stata quella di consegnare le bollette degli utenti, in occasione dell’incontro pubblico che si terrà mercoledì 19 novembre alle ore 17, sempre presso la sala Canu, alla presenza dei vertici Abbanoa.
Commenti
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