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Mariangela Pala 27 febbraio 2015
Questa mattina gli operai delle ditte esterne che lavorano per Matrica hanno presidiato gli ingressi dello stabilimento di Porto Torres. Arriva la risposta di Pigliaru: chiesto un incontro con Eni e Novamont
Matrìca, Contratto scaduto: ditte esterne scioperano


PORTO TORRES - Hanno bloccato i cancelli all’ingresso della zona industriale e hanno proclamato lo sciopero. I lavoratori dell’indotto sono sul piede di guerra. Protestano contro il licenziamento di un primo gruppo di lavoratori dell’impresa Mms Consorzio per scadenza dei termini del contratto di lavoro. Altre imprese rischiano la stessa sorte. Questa mattina gli operai delle ditte esterne che lavorano per Matrica hanno presidiato gli ingressi dello stabilimento sostenuti dalla solidarietà di altre ditte che rischiano fra qualche mese di rimanere senza contratto.

Il progetto per la chimica verde procede a rilento, denunciano i lavoratori, ma il timore reale è che Eni non rispetti gli impegni presi, incoraggiando Novamont e Matrìca, società che dovrà procedere alla riconversione dell’ex polo petrolchimico di Porto Torres, a seguire la stessa strategia. Una situazione divenuta insostenibile, sostengono le organizzazioni sindacali, aggravata dalle stesse posizioni rese note da Eni sul blocco di investimenti, il ridimensionamento degli assetti industriali e occupazionali e della politica energetica del Gruppo nel Paese.

E non mancano di certo i segnali negativi a Porto Torres: il progetto per la costruzione della centrale a biomasse, saltato definitivamente; le risorse finanziarie indicate per le tre fasi del progetto non più disponibili e la realizzazione dei nuovi impianti (fase due e tre) potrebbe slittare di 18 mesi, infine il recente annuncio del responsabile del settore Ricerche di Matrìca, Luigi Capuzzi, di voler sviluppare la ricerca a Novara. Gli operai chiedono a Eni-Matrica il rispetto degli accordi siglati con il protocollo d'intesa sulla chimica a Porto Torres, nell’aprile del 2011. «Lavoro da 20 anni con Matrica – ha dichiarato un delegato Fiom-Cgil – ora è tutto finito senza alcuna alternativa».

Le maestranze locali vengono trascurate e privilegiate le ditte non sarde, contestano i lavoratori che giudicano l’atteggiamento “troppo morbido” delle istituzioni. Oltre 400 i posti di lavoro persi in un anno, e le prospettive non sono confortanti. In questa fase la Regione Sardegna, sostengono i sindacati, deve essere il regista di una vertenza strategica e fondamentale per il territorio e far rispettare gli impegni affinché l’autonomia di Matrìca venga mantenuta integra al fine di garantire l’impiego delle professionalità locali. «C’è un aspetto preoccupante in questa vicenda – ha dichiarato il candidato sindaco Pd, Luciano Mura – oltre a non avere notizie sugli investimenti degli altri tre gruppi, la novità è che la gestione degli appalti di Matrica, che per accordi firmati privilegiava le maestranze locali, venga trasferita tutta ad Eni, con il rischio di penalizzare ulteriormente le imprese sarde ».

Un problema che l’ex sindaco Mura ha già sottoposto all’attenzione del Presidente della Regione, Francesco Pigliaru, il quale tramite il suo consulente, Gianluca Serra, questa mattina ha comunicato che il Governatore ha chiesto al Ministro del lavoro, Giuliano Poletti, un incontro con l’amministratore delegato di Eni, Claudio Descalzi e l’Ad di Novamont, Catia Bastioli, alla presenza del Vice ministro dello Sviluppo Economico, Claudio De Vincenti, per affrontare il problema della Chimica verde e la situazione degli appalti di Matrica. «L’obiettivo è inchiodare Eni per impedire la fuga dagli impegni assunti e per garantire che tutte le risorse finanziarie previste dagli accordi vengano investite nel territorio», ha sottolineato Mura. Ancora una possibilità affinché si possa scongiurare la perdita di altri posti di lavoro ed evitare ulteriori scioperi.
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