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M. P. 5 marzo 2015
Le segreterie territoriali Flaei-Cisl e Uiltec-Uil annunciano lo stato di agitazione contro E.On. La preoccupazione dei sindacati è quella di una possibile riduzione dell’organico di altre 120 unità
Uiltec e Cisl annunciano sciopero contro E-On


PORTO TORRES - Le segreterie territoriali di Flaei-Cisl e Uiltec-Uil sono sul piede di guerra. I sindacati hanno ricusato E-On poiché si industria a favore della demolizione dei posti di lavoro a tempo indeterminato, nella centrale di Fiumesanto, favorendo cosi altro precariato incontrollato. Una nuova pagina di cattiva politica industriale scritta dalla multinazionale E-On, viene celebrata nel sassarese; prima di lasciare posto al nuovo acquirente Eph, «i tedeschi si apprestano a cancellare altra occupazione in pianta stabile dal territorio. A valle delle mobilità volontarie, quasi in concomitanza della vendita degli assets, E-On pressa il sindacato per accettare una riorganizzazione locale e non di gruppo, nonostante questa sia consapevole di dover lasciare gli impianti ai nuovi proprietari nel giro di pochi mesi».

Così i sindacati spiegano la fuga di E.On, da cui scaturiscono le prime allarmanti preoccupazioni di Flaei e Uiltec e dei lavoratori di Fiume santo, che sono state palesate all’azienda tedesca, a più riprese, evidenziando che un tale atteggiamento non sarebbe stato nè gradito ne tollerabile, ma neanche consueto nel settore elettrico. «Riteniamo infatti che una eventuale riorganizzazione di grandi dimensioni, come quella prospettata, non possa essere discussa con chi ha venduto gli impianti, bensì con chi ha comprato e sarà chiamato a gestire domani l’azienda anche rispetto agli impegni che assumerà (esempio il mantenimento dei posti di lavoro, le tutele contrattuali, gli investimenti e altro)», sostengono le segreterie dei sindacati Uiltec e Flaei, i quali sottolineano che la riorganizzazione cosi proposta, porta ad una ulteriore riduzione dei posti di lavoro diretti, attraverso il superamento di alcune linee di turno, ed alla prospettiva di ulteriori terziarizzazioni di attività, alcune delle quali fino ad oggi sono state considerate strategiche ed esclusive.

Queste le ragioni della dura opposizione di Flaei e Uiltec ad un confronto sindacale su questo tipo di riorganizzazione, fra l’altro varata incomprensibilmente solo a Fiumesanto. Per contro l’azienda tedesca ha ritenuto di avviare incontri solo con alcune organizzazioni sindacali, «con il continuo tentativo di marginalizzare Flaei e Uiltec che, essendo ritenute organizzazioni “ribelli” devono essere confinate ed assieme a loro i rispettivi dirigenti sindacali, a cui si nega perfino l’ingresso in centrale, graditi ed invitati appositamente e solo per “fare numero” quando serve a legittimare i tavoli», accusano le segreterie territoriali.

La preoccupazione dei sindacati resta quella di una possibile riduzione dell’organico di 120 unità, ad opera di E.On, andando oltre le uscite già avvenute (più di 60 con la mobilità nel 2014). «Da parte sindacale, non si può permettere che vengano cancellati posti di lavoro, in particolare quelli strutturati e quindi esigibili, dopo che sono stati espulsi tanti lavoratori perché quella era l’esigenza impellente dell’Azienda. Non si può a nostro avviso disegnare l’organizzazione del lavoro sulle persone che ci sono, terziarizzando quello che non si riesce a fare, o non si vuole fare internamente, dopo che è stato posto a carico della collettività, con la mobilità, il costo di oltre 60 lavoratori», precisano le segreterie Flaei e Uiltec.

Da qui la decisione di dichiarare lo stato di agitazione, denunciando il comportamento, considerato scorretto, della multinazionale tedesca. Piena disponibilità al confronto sindacale, da parte di Flaei e Uiltec, necessario a migliorare le condizioni di lavoro, a difendere l’occupazione per garantire il futuro del sito, ma «non vogliamo contribuire a perdere altri posti di lavoro qualificato, favorire in modo incontrollato il precariato, né permettere ad E.On, azienda in fuga, di proseguire a devastare l’organizzazione del lavoro come ha fatto sino ad oggi». Per tale motivo Flaei-Cisl e la Uiltec-Uil hanno deciso di riprendere lo stato di agitazione per difendere i posti di lavoro e i lavoratori.
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